Mamme e oltre: lavoro, carriera, hobby e maternità possono convivere

Viviamo in una società dove nominalmente esista la parità tra i sessi e le donne - siano anche madri - hanno le stesse possibilità dei colleghi maschi. In questa società però, effettivamente e troppo spesso, le madri sono costrette a dover giustificare vite ricche e piene di esperienze extragenitoriali.

Spesso sono proprio le altre donne a colpevolizzarci. Le nonne. Le colleghe. Anche quelle più giovani che identificano l’aver fatto un figlio come un “blocco” alla realizzazione personale e ci mettono automaticamente da parte.

Per fortuna non è sempre così e la BlogoMammaSfera ci presenta consigli e soluzioni differenti. Esempi positivi per tirare un sospiro di sollievo e sottolineare che essere madre non è un’indicazione di genere o caratteriale ma solamente uno stato che si somma agli altri stati della nostra esistenza.

Dunque non prestiamo attenzione a chi ci colpevolizza perché - da quando c’è il pupo - non riusciamo a stirareTenerepulitoCucinare come vorrebbe un’etica maschilista che non deve appartenerci.

  • Coinvolgiamo il nostro compagno
  • Eliminiamo tutte le pratiche inutilmente faticose e che non migliorano la qualità della nostra vita
  • Prendiamoci cura anche del nostro mondo al di fuori della casa

Fare tante cose

Il segreto per fare tante cose ce lo spiega bene MammaAmsterdam. Lei ha una vita ricca, due figli, un lavoro da libero professionista e riesce perfino a scrivere, fare teatro e stare dietro ad una casa. Quando qualcuno le chiede “Ma come fai?” lei risponde così.

Lavoro e figli: una conciliazione possibile, anche da Manager

Flavia di Ma.Ma.Ma. blog è una mamma manager, con una vita intensa e moltissimi progetti professionali e personali all’attivo. Ha aperto un blog in cui vuole insegnare ad applicare il coching all’essere madre.

Lei ci racconta come riesce a conciliare tutti gli aspetti della sua vita e quale tipo di reazioni deve combattere.

I figli possono aiutare a ritrovare la creatività

A volte temiamo che i figli possano prosciugarci tutte le energie, altre è anche bello renderci conto di quanto invece ci possano far vedere la vita in modi nuovi e spesso inusitati. La mamma di La casa nella prateria grazie ai suoi bimbi ha ritrovato il gusto per la creatività che dalla recitazione si è però spostato sulle creazioni manuali.

A proposito dei pregiudizi degli altri

Spesso sono proprio le persone più vicine a noi che ci vogliono rinchiudere nell’etichetta del ” da ora sei e sarai sempre e solo una madre” come ci racconta Slimmingdown dall’Australia, circa sua suocera.

Cresciamo bene i nostri maschietti affinché “Pari opportunità” non sia solo un modo di dire

Chiudo questa carellata di riflessioni della BlogoMammaSfera segnalando un post di Extramamma in cui sottolinea come sia importante educare bene i figli maschi affinché non si percepiscano (e noi madri non li agevoliamo in questo!) con possibilità maggiori delle femmine.

Chi ben comincia è a metà dell’opera!

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Comments (11)

Claudia

Novembre 24th, 2008 at 13:57    


Grazie per tutti questi links interessanti, e grazie per avermi citata.

In merito all’educazione dei figli maschi, in questo mio post sui Giocattoli Waldorf (http://www.lacasanellaprateria.com/2008/01/i-giocattoli-waldorf.html), parlavo di come alcuni parenti e amici mi hanno accusata di “deviare” mio figlio per il semplice fatto di avergli fatto delle bambole…

Mich

Novembre 24th, 2008 at 14:52    


Tempo fa in un post avevo parlato di depressione pre-parto. Che non so nemmeno se sia una patologia esistente, di certo io per un breve (ma lungo) periodo ne sono stata “vittima”.
Oggi, qui, leggendo questi post, mi sento finalmente compresa e non più la sola, solita bastian contrario.
Ho aperto tutti i link e oggi, piano piano, leggerò tutti i suggerimenti. Non vi ringrazierò mai abbastanza…almeno la parcella del terapista l’ho risparmiata!!!

Panzallaria

Novembre 24th, 2008 at 17:42    


Cara Mich, anche io sul mio blog panzallaria parlai di depressione pre-parto e anche se nessuno la racconta, eccome se esiste! perché è proprio in quel periodo che si è più fragili e sicuramente non ancora avezzi alla montagna di ansie che gli sconosciuti ti getteranno addosso negli anni a venire. poi, come ha scritto anche Ba’ nel post precedente, si impara a fregarsene!

Mammafelice

Novembre 24th, 2008 at 20:21    


Quanto mi piace questo discorso… soprattutto se penso che una delle domande che spesso mi vengono rivolte non è solo ‘come fai?’, ma ‘perchè lo fai?’.
Come se avere un blog e impegnarsi in qualcosa che si trova divertente siano una perdita di tempo, un modo per sottrarre energie a tuo marito, tua figlia, il tuo lavoro e te stessa…
Ma va là.

Io penso sia tutta questione di organizzazione.
E poi anche di ‘chiudere gli occhi’ su alcune cose, imporsi di non volere essere perfette a tutti i costi.

A casa mia c’è un disordine perenne, con pezzetti di pannolenci ovunque, la tovaglia quasi sempre sul tavolo, i vetri da lavare.
Machissenefrega!

Chiaramente non ho il tempo sufficiente a fare tutte le cose che vorrei. Quindi certi giorni faccio il possibile, altri faccio di più, e altri ho talmente tante cose da fare che non faccio niente.
Non ho paura dell’ozio, non ho paura del divertimento. E sopratrtutto non ho paura del lavoro, dell’impegno, del sonno.
Anzi, io penso che una delle mie qualità migliori di madre, in mezzo alla marea di difetti, risieda proprio nella mia capacità di ridere, di scherzare, di prendere le cose con un po’ di sana leggerezza. Di ritrovare la mia creatività, quella che avevo perduto in anni di ufficio e cape ignoranti.

E’ bello essere mamma.
Bellissimo essere una mamma che lavora.
Bellissimissimo poterlo fare come me, in casa, giocando con mia figlia.

Chi se ne importa delle occhiaie da panda e delle tende da lavare. A me basta star bene!

Mammamsterdam

Novembre 26th, 2008 at 00:04    


La depressione post-parto esiste eccome, ma noto anch’io difficoltà a parlarne. Ogni volta che dico di averne soffferto, si aprono le cateratte. tutte che mi ringraziano di avergli dato la stura per parlarne. Secondo me è il mito di Wonderwoman che ci frega, non possiamo ammettere con noi stesse debolezze in nessun campo. E basta, santo cielo.

Il punto è che delle volte una ci mette pure tempo a capire di averla. voglio dire che un bambino piccolo ti scombussola abbastanza e allora pensi che ci siano altre ragioni, anch’esse effettive e giustificate, per sentirti come ti senti.

Per esempio, io, di averla avuta con il primo l’ho scoperto quando sono andata al consultorio a vaccinare il piccolo (cioè minimo minimo 2 anni e mezzo dopo) perché mi era cascato l’occhio su una lista di sintomi su un poster appeso alla parete. Poster che nei due anni e rotti di utenza avrò letto infinite volte, che io leggo tutto, ma finalmente feci caso a un sintomo: sei sempre stanca. cavolo, io ero stanchissima, esausta, e soprattuto mentalmente. Mi ero messa a lavorare 3 giorni dopo il primo psrto, allattavo Ennio e intanto leggevo e rispondevo alle mail. Io pensavo di essere un’esagerata workoholic, invece era la mia reazione alla depressione.

Ho letto quella cosa e ho provato un senso enorme di sollievo: ma allora è depressione, che bello ce l’ho anch’io. finalmente mi spiego che non sono pigra, non sono una pappammolle, sono solo esausta e depressa. È liberatorio poter dare un nome al disagio.

Mi sfinivo, pur di non pensare a cosa i figli mi avevano cambiato nella vita, in cosa mi limitavano. Il secondo figlio in un certo senso i ha guarita da tante paturnie, ma è il primo che mi ha resa madre e gliene sarò sempre grata.

manu

Novembre 26th, 2008 at 16:15    


Ciao!! passo da qui dopo averti trovata nel blog di rosy - il ragno sotto la luna -, devo ancora spulciare per benino questo tuo spazio, ma dalle prime cose che leggo mi sembra molto interessante!! io sono tra le mamme che hanno scoperto di essere creative dopo avere avuto un figlio e anche se non lavoro ho molte cose da conciliare… tento di riuscirci con un pò di leggerezza, anche se il senso di colpa è sempre in agguato, cerco solo di farlo stare zitto il più possibile ;)

my

Novembre 26th, 2008 at 17:05    


che bello questo post.
diciamole queste cose!!

un abbraccio
my

Alessia

Novembre 28th, 2008 at 13:55    


Questo post, cara la mia “panza”, è STREPITOSO, quoto tutte le mamme citate ma soprattutto Mammasterdam, io faccio esattamente così :-D
Grazie per tutti gli spunti ed aggiungo che a me sembrano folli le mamme (per quello che posso vedere qui, la maggioranza!) che un blog non lo tengono e si “perdono” in quisquilie varie ;-)

Alessia

Novembre 28th, 2008 at 14:01    


Uh, per qui, intendevo qui nella mia città, offline, ovviamente…

Flavia

Novembre 29th, 2008 at 22:12    


grazie, grazie, grazie , grazie. Il mio “sono una mamma manager” vuole essere solo una provocazione… Così come la mia mia amica Piattini Cinesi, che ora scrive anche da me (a lei non basta 1 solo blog!) si definisce “mamma precaria”… Vorrei che fossimo tutte mamme senza pre-definizioni, tutte uniche, tutte insieme. La concicliazione difficile, lo smarrimento della maternità, sono tutte cose difficili di cui parlare. Col coaching vorrei aiutare tutte le mamme ad essere innanzitutto se stesse e ad avere fiducia nelle proprie capacità: creatività, flessibilità, negoziazione… ne abbiamo in ampie dosi!

Markusmeiers

Febbraio 22nd, 2009 at 05:35    


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