Ansia e stress: pericolo di sterilità o depressione post parto
Ansia e stress non sono bene. Lo sappiamo tutti. Tutti ci siamo sentiti spesso frustrati di fronte al dottore che ci intimava di cambiare vita per non rischiare di ammallarci: non è facile tenere sotto controllo questi stati emotivi così diffusi oggi.
Ma ansia e stress possono diventare molto pericolosi sia se stai cercando di avere un bambino, sia se lo hai appena messo al mondo.
Rischio di sterilità
Dei legami tra ansia, stress, stanchezza e infertilità ci parla Quimamme che spiega anche quali sono i picchi di fertilità in una donna e cosa agevola la procreazione.
Depressione post partum
L’arte di essere madre ha dedicato un post ai legami tra ansia, stress e depressione post partum: i sentimenti negativi vanno tenuti al di fuori della sfera familiare, almeno nel primo periodo dopo la nascita di un figlio e se proprio fosse impossibile farlo, bisogna imparare a dominarli.
E’ il medesimo blog a descrivere bene quali sono i sintomi più comuni della depressione post partum. Quando ci si accorge di sentire un disagio bisogna assolutamente correre ai ripari, chiedere aiuto, senza paura e senza sentirsi in colpa. La depressione può venire a tutti, soprattutto in concomitanza con eventi collaterali stressanti e non significa meno amore verso la creatura appena nata.
Ecco i sintomi principali, di cui si tratta nel post:
La depressione post partum riguarda il 13% delle donne, mentre la psicosi puerperale 3 su 1000.
La depressione post-partum è un episodio depressivo non psicotico la cui insorgenza avviene tra le 6 e le 12 settimane o nel secondo semestre post-partum. E’ caratterizzata dai seguenti sintomi:
- Idee suicidarie
- Confusione
- Umore disforico
- Disturbi del sonno,
- Disturbi dell’appetito
- Disturbi psicomotori
- Affaticamento
- Anedonia ( l’incapacità di a provare piacere)
- Sensi di colpa
- Pianto persistente
- Autosvalutazione
- Difficoltà di concentrazione
- Sentirsi prive di valore
- Senso di irritazione
Se vi rendete conto di avere questi sintomi non rimanete nell’ombra pensando di essere una cattiva madre ma chiedete aiuto prima che la depressione si fagociti la vostra vita: aprite un blog, parlate con amici o sconosciuti (che a volte fa pure stare meglio!) e coinvolgete il vostro compagno. Pane Amore e creatività riporta un articolo comparso su D di Repubblica dedicato alle ecomamme in cui si instaura un legame tra la volontà di affrontare positivamente la maternità (attraverso l’attivismo ecologico) e il voler combattere la depressione post partum.
Slimmingdown racconta di come – a causa di stress, ansia e un po’ di depressione – nei mesi successivi alla nascita di Isabella abbia litigato spesso con suo marito: lo racconta con una naturalezza tale da far sentire tutte più tranquille: può succedere. Non siamo delle macchine.
Il rapporto con il partner è fondamentale per sconfiggere ansia da prestazione e per ottenere dei buoni risultati, sia che si voglia concepire un figlio, sia quando ci si ritrova stanchi con un bebè urlante che ti ha appena cambiato radicalmente la vita. Allora meglio imparare a comunicare. PianetaMamma offre qualche consiglio su come fare a discutere senza litigare: fa bene a voi e fa bene ai vostri figli.
La mia esperienza
Nella speranza che questo post e le esperienze e i consigli della BlogoMammaSfera siano utili a qualcuno, faccio un piccolo outing: mia figlia ha 2 anni e solo qualche settimana fa ho capito di aver sofferto di una depressione post partum che mi ha portato ad ammalarmi. Lo ho ammesso con il mio compagno solo da pochi giorni: avevo paura di essere giudicata una cattiva madre, di non avere abbastanza gratitudine per il fatto che ho una figlia stupenda e che ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato, malato e perverso nei miei pensieri e nella rabbia e ansia che ho covato dentro per tanti mesi. Non è così. Eventi oggettivi e una grande stanchezza che mi portavo dietro mi hanno minata. Io sto rinascendo e ora va tutto molto meglio: non ci sarei riuscita senza l’aiuto delle persone che amo e non ci sarei riuscita senza l’umiltà di ammettere che sono umana e che queste cose sono umane.
Non sono una cattiva madre per un momento di disagio. Lo sarei se non avessi combattutto e se non avessi permesso a me stessa di chiedere aiuto.
Se qualcuna di voi si sente in un momento difficile e vuole parlarne, anche anonimamente, siamo qua per aiutarci. Fa bene. Dopo vi sentirete più leggere.
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