Gravidanza e parto in Olanda
Inauguro la rubrica Dal Mondo, dedicata al mommyblogging italiano all’estero con un tema estremamente interessante e che – ne sono convinta – farà venir voglia a molte mamme di trasferirsi nella terra dei mulini a vento.
MammaAmsterdam che è blogger, giornalista e traduttrice è stata così carina da voler raccontare – in uno dei nostri consueti scambi di mail – come viene seguita una donna che aspetta un figlio in Olanda.
Il Sistema sanitario olandese ha un approccio molto diverso alla gravidanza:
Innanzitutto devo dire che ci ho messo almeno cinque mesi per capire il Sistema e fino ad allora ero incazzata, preoccupata, mi sentivo presa poco sul serio e insomma, tutte le paturnie che vi potete immaginare. Il punto è che qui hanno il mito del parto naturale e il meno medicalizzato possibile, il che da un lato è una cosa bellissima (e infatti se dovessi rifare dei figli li rifarei solo qui)però bisogna capire bene che tipo di presupposto sta a monte di tutto questo e cioé l’intervento solo nel caso di bisogno. Insomma, tu scopri di essere incinta (di questi tempi anche dopo un ritardo minimo) e ti vorresti precipitare dalla specialista che ti segue e intonare l’alleluja. E invece ti senti dire: “benissimo prenda un appuntamento per quando sarà alla 12esima settimana e attenda con pazienza”.
E cominci ad incazzarti.
Nei Paesi Bassi un ruolo fondamentale durante una gravidanza e il conseguente parto lo hanno le Ostetriche: sono loro che in qualche modo guidano le danze e rassicurano le mamme alle prime armi.
Il punto è che, le ostetriche lo sanno benissimo: fino al terzo mese c’è molto poco da dire e anzi, in tantissimi casi, rischi che entro allora smetta di esserci qualcosa da dire. Quindi quel po’di precauzioni, alimentazione consigli ecc. te li dà il tuo medico, che sa anche benissimo se ci sono patologie o altre situazioni in corso, e che quindi è la persona più indicata per capire se si ha necessità di controlli preventivi.
Dopo il terzo mese ti affidi ad un ambulatorio che spesso raggruppa diverse ostetriche e entri nel sistema.Il sitema prevede di scoprire il prima possibile se si tratta di una gravidanza normale, a rischio o cosa. Se è minimamente a rischio, passi di corsa sotto controllo specialistico e l’ostetrica non è più la persona adatta a seguirti. Se in qualsiasi momento alle ostetriche viene il dubbio (e loro hanno tutti gli strumenti per farselo venire) che il tuo caso esula dalle loro competenze ti spediscono di corsa a farti un controllo in ospedale e se è il caso passano le consegne.
Però, facciamo finta che sei sanissima ed hai una gravidanza normale, che è poi il caso della stragrande maggioranza delle donne. Alla dodicesima settimana fai il primo controllo. Con una bella check-list in mano ti chiedono vita, morte e miracoli. Anche cose che forse vorresti non far sapere al tuo compagno, tienine conto. Una delle domande di routine, per esempio è se hai mai subito uno stupro e come l’hai elaborato. In tal caso stanno molto attente se devi essere visitata.Io la prima visita interna che ho avuto è stata all’ottavo mese. Se non è necessario, non ce n’è bisogno.
Quali esami vengono prescritti obbligatoriamente in Olanda?
Si discute degli eventuali esami prenatali. Te li prescrivono, se vuoi. Non ti possono proporre loro per motivi etici tutte le varie amniocentesi ecc. Gliele devi chiedere tu (abbiamo un Bible Belt qui, non ce lo scordiamo: gli Olandesi non vaccinano i figli perché la Bibbia non ne parla). L’ecografia prima della visita si fa solo se necessaria,ti vengono prescritte tutte le analisi del sangue e ogni tot, se sei carente di ferro, una punturina sul pollice per vedere i valori. Insomma, punture e sfrucugliamenti inutili te li evitano (stiamo sempre parlando di quell’enorme percentuale di donne sane e con gravidanze normali, ricordate?)
Le visite ostetriche si infittiscono e diventano appuntamenti ad intervalli sempre più ravvicinati man mano che si avvicina il parto e ogni volta controllano: la tua pressione, il battito cardiaco del pupo (e che emozione, io mi commuovevo fino alle lacrime) e come ti cresce la pancia con il metro da sarta . Nel caso ci fossero anomalie ti spediscono di corsa in ospedale per un controllo. Letteralmente. Seduta stante prendono il telefono, chiamano Ostetricia e dicono: “se fra venti minuti vi mando qualcuno per questo o quello, c’è posto da voi? No? Fra un’ora? Alloro provo prima a un altro ospedale, grazie”).
Di norma ti chiedono come va, come ti senti, se noti cose strane e se va tutto bene in venti minuti sei fuori.
Per MammaAmsterdam è stato molto rassicurante rendersi conto che il proprio figlio sarebbe nato alla presenza di una di queste donne che la stavano seguendo, consigliando e visitando durante tutta la gravidanza. La gravidanza non è percepita come una malattia e la donna diventa parte attiva del percorso naturale che sta attraversando:
Un’altra cosa, man mano che avanzano i mesi, è che ogni volta ti dicono: “mi raccomando per qualsiasi cosa, chiama e veniamo a casa a controllare, anche se ti sembra una cosa stupida, anche se è solo una botta di depressione o un brutto sogno, le tue sensazioni prendile sul serio. Anche se è notte, telefona, magari risolviamo per telefono, se serve ti prenotiamo l’ospedale e nel dubbio passiamo di lì.”
Insomma, sei un soggetto attivo. Non un caso clinico.
Ad un certo punto bisogna decidere dove si vuole partorire:
Dove partorire? In casa o all’ospedale? La maggior parte delle olandesi sceglie per il parto in casa (sempre in assenza di complicazioni, parere negativo ecc.)
Le riviste da ostetriche che leggevo in sala d’attesa parlavano di parti avvenuti in una roulotte parcheggiata in un bosco di fronte a un parco naturale, su case in battello, le cose più strane.
Tanto l’Olanda è piccola, un ospedale vicino c’è sempre e le ambulanze attrezzate ci sono e se serve arrivano di corsa con lo specialista a bordo ecc.
Io da brava italiana ho detto di corsa: policlinico. A seconda dell’assicurazione sanitaria che hai, o l’uno o l’altro possono costarti di più o di meno.
Se decidi di partorire in ospedale, ti ci portano solo quando hai raggiunto una certa dilatazione o se ci sono problemi.
Il che è una cosa bellissima, ho scoperto. Intanto stai a casa tua e fai quello che ti pare. Vuoi stare seduta, sdraiata, a testa in giù, sul divano, a camminare o immersa nella vasca da bagno calda (che è un anestetico formidabile ed accelera il momento clou), lo fai. Ti distrai con quello che ti pare: un film, il blog, la tua musica preferita.
A casa in ogni caso hai il pacchetto di prima necessità sempre e comunque. Contiene incerate, garze, ciappette per il cordone ombelicale, assorbentoni senza lo strato di plastica per dopo, tutto quello che ti serve, se all’occorrenza devi partorire lì.L’ostetrica si porta dietro un’assistente, anche questa una figura professionale specializzata.
Non solo assiste al parto, ma ti sta in casa una o due settimane (una è fissa e gratis, la seconda dipende) e ti fa tutto.
Lava, pulisce, cucina, porta a scuola gli altri figli se li hai, fa il caffé agli ospiti, ti insegna ad accudire il bambino, ti aiuta per l’allattamento e a capire come funziona.
Misura pressione e temperatura a te e al pupo, ti insegna a prender nota del dossier dopoparto in cui segni tutte le evacuazioni del pupo con relativo orario, tutte le poppate, le temperature due volte al giorno, ti controlla e medica i punti.
MammaAmsterdam è stata entusiasta del trattamento (ndr: io ci avrei fatto una firma a qualcuno di specializzato che stesse in casa mia tutto il giorno nel primo periodo di sbandamento post parto!):
Insomma, perché a me tutto questo sembra una figata pazzesca? Prima di tutto per la non medicalizzazione della gravidanza, che se ne parla sempre e si fa ancora troppo poco. Poi perché così partorisci quando devi e non quando fa comodo allo specialista ( com’era l’articolo sul fatto che in Italia nei weekend nascono solo bimbi di famiglie svantaggiate? Perché tutti gli altri hanno il cesareo bello e programmato?).
Perché partorisci affidata a una persona che conosce te e la tua gravidanza da almeno sei mesi. Perché cercano il più possibile di tenerti a casa tua, dove sei tanto più comoda, e non in ospedale.
Con Ennio, il primo, siamo stati una notte in osservazione e poi ci hanno rispediti a casa. Orso, il secondo è nato alle 4.37 e alle 7.15 eravamo a farlo conoscere a casa ai nonni e al fratellino appena svegliato. Poi sono andata a dormire nel mio letto, con il nostro cucciolo in mezzo a noi.
Cercano al massimo di evitare l’antidolorifico standard, perché in un modo o nell’altro entra in circolo al bambino.
Però se vuoi l’epidurale, lo decidi in anticipo insieme all’ostetrica che ti aiuta a fare una scelta informata. Mi sto sicuramente scordando un sacco di cose essenziali, ma la cosa migliore è l’assistenza a casa.
Tutto questo, non siamo ingenui, serve sicuramente a risparmiare un sacco di soldi al sistema sanitario. Ma è un risparmio intelligente, finalizzato al comfort della mamma e del bambino e di tutta la famiglia che hanno (o non hanno) intorno.
Certo, non tutti i parti vanno bene. Non tutte le gravidanze non sono a rischio. Tutti gli esseri umani, anche i migliori specialisti, rischiano di commettere errori.
A volte con il mito del parto naturale si aspetta ad intervenire e non sempre va bene. Ma ditemi un posto dove questo non succede.
Di questo scambio di mail mi è piaciuto molto il finale in cui MammaAmsterdam racconta cosa ha imparato su parto e gravidanza dalla sua esperienza:
Cosa ho imparato dai miei due parti? Beh, il travaglio del secondo me lo sono talmente suonato e cantato io dalle 8 del mattino (prima lievissima contrazione) fino alle 2.30 di notte quando ho chiamato l’ostetrica per dirle che avevo le contrazioni all’intervallo giusto (e grazie alla respirazione e agli infiniti bagni caldi sono stata benissimo, mentre mia madre e mio marito erano in coma, stroncati dall’influenza che a me ha messo tutto in moto con una settimana di anticipo), e mi sentivo così bene e tranquilla che se non avessi avuto la casa piena di nonni l’avrei fatto volentieri nel mio letto.
Però mentre ero in ospedale, credendo ancora di poter partorire in piedi o acquattata, come le ostetriche mi avevano concesso su mia richiesta (poi le cose sono andate così in fretta che non è stato così) mi sono resa conto che se fossi rimasta in casa non mi sarei concessa di gridare, per non disturbare. Mentre il bello dell’ospedale è che hai una camera attrezzatissima tutta per te e puoi decidere un mucchio di cose tu e ho urlato quanto volevo. Senza remore.
Che dire, ho avuto un culo spaventoso, i miei parti li ricordo come i momenti più belli e potenti dela mia vita e se ci riesco non vedo l’ora di farne un terzo. Che a una con l’intelletto ipetrofico come me, la prima gravidanza mi ha fatto scoprire che ho un corpo, per 35 anni avevo tentato in tutti i modi di ignorarlo. Certe volte penso che se avessi potuto, mi sarei riprodotta per partenogenesi. Il che ti dimostra a quanto ti fa bene far figli.
Link correlati
- il blog di MammaAmsterdam
- Dieci motivi per non partorire in Olanda (“Corriere della Sera”, lettere a Severgnini)
- La sanità in Olanda (SuperEva)
- Ho partorito (due volte) in Olanda (www.exaptclic.com)
- Parto medicalizzato e parto naturale, il racconto di una mamma (che ha partorito in Olanda) (www.bimbi.it)
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