Dic 22 2008

Gravidanza e parto in Francia

Pubblicato da Panzallaria alle23:25 in gravidanza, mommyblogging

Claudia di La casa nella prateria, madre di due bimbi e mezzo (e in attesa di una terza) e che vive in Francia ad Annecy, dopo aver letto l’articolo in cui MammaAmsterdam raccontava di gravidanza e parto in Olanda ha voluto gentilmente offrire la sua testimonianza dal paese in cui vive sullo stesso tema.

Ci siamo scambiate qualche mail e lei in quattro e quattrotto ha prodotto un post molto interessante che copio direttamente perché a parlare sia la sua viva voce. Claudia ha un blog affascinante e oltre ad occuparsi dei suoi figli è una vera mamma artigiana che confeziona un sacco di idee carine.

Chi ci conosce lo sa, siamo una famiglia di vagabondi. Non per niente Leonardo è nato nel Principato di Monaco, Gloria a Torino, e la sorellina nascerà ad Annecy. Le mie esperienze precedenti (a Monaco e a Torino) sono tutto sommato positive, ma non paragonabili a quella che sto vivendo qui.

Innanzitutto bisogna precisare che in Francia la donna incinta è trattata come una regina. Alle casse persino le nonnine ti lasciano passare (addirittura nell’ultimo mese mi è capitato per ben tre volte che aprissero una cassa chiusa apposta per me), ti tengono le porte, ti chiedono se hai bisogno di aiuto a portare la spesa. Non che i francesi siano migliori degli italiani ma sono (e sto generalizzando, ci sono anche un sacco di gran cafoni, per carità) più sensibili a questo argomento. Non per niente qui si fanno più figli.
Il che è dovuto anche agli aiuti economici alle famiglie (800€ al settimo mese di gravidanza, poi circa 120€ al mese a figlio per i primi tre anni e altri aiuti specifici per chi ha bisogno). Non sono quei 120€ al mese a cambiarti la vita, ma è sempre meglio di niente. Per non parlare degli 800 che permettono di acquistare praticamente tutto il necessario all’arrivo del bebé.
L’epidurale è completamente gratuita, come tutte le visite, le cure, le ecografie, gli esami del sangue e le eventuali medicine prescritte durante la gravidanza.
Non esiste il “medico della mutua” o quello “a pagamento”. Si va dal medico, si paga, poi si manda la fattura alla CPAM (l’equivalente dell’Asl) che rimborsa direttamente con un bonifico sul conto bancario. Adesso poi con le nuove tessere sanitarie, la maggior parte delle volte non si paga neanche.
Ma torniamo al parto e alla gravidanza. Per i nove mesi si è seguite dal proprio ginecologo o da un’ostetrica in ospedale. Non avendo ancora un ginecologo qui, ho optato per l’ostetrica e ne sono più che felice. Questa persona mi ha accompagnata nel vero senso della parola durante questo “viaggio” che è la gravidanza. Ha effettuato tutte le visite di routine (le tre ecografie sono effettuate da un ecografista) ma soprattutto mi ha ascoltata e consigliata in un periodo difficile della mia vita, indirizzandomi verso vari organismi ai quali potevo rivolgermi per chiedere aiuti di diverso tipo.
Quando al settimo mese mi ha detto che dovevo stare a letto perché rischiavo di partorire prematuramente e io sono scoppiata a piangere perché mio marito si era appena rotto la gamba in due punti e a letto c’era già lui e quindi a me toccava fare l’uomo e la donna di casa, mi ha indirizzata verso la PMI, un organismo che mi manda una persona a casa due volte a settimana per aiutarmi con i lavori domestici per la somma di 71 centesimi all’ora.
Ovviamente la signora non riceve 71 cts all’ora.
Il resto lo paga il comune.
Si puo’ beneficiare di questo aiuto durante tutta la gravidanza (io l’ho scoperto solo alla fine!) e durante i primi tre mesi del bambino. Mi hanno anche rassicurata: con tre figli mi costerà meno…
Ma il ruolo della PMI (che sta per Protection Maternelle et Infantile, cioè Protezione della Mamma e del Bambino) non si esaurisce qui. Ci sono ostetriche e puericultrici sempre disponibili per qualsiasi evenienza. Le si puo’ chiamare per qualsiasi dubbio relativo alla gravidanza o al neonato, e vengono direttamente a casa per dare sostegno alle future o alle neomamme. Anche in caso di baby blues (depressione post partum), queste persone intervengono tempestivamente.
Il rischio di depressione post parto è preso molto sul serio. Io ne ho sofferto dopo il secondo, quando stavo in Italia, e più che “hai voluto la bicicletta?” non mi son sentita dire…
Ma veniamo al parto. Il parto è un momento importantissimo nella vita di una donna. Spesso il più importante, il più intenso. Ebbene, qui la cosa è tenuta in considerazione. Quando si arriva in ospedale il fatidico giorno, si espone all’ostetrica di turno il proprio “projet de naissance” (progetto di nascita) e cioè come si desidera vivere questo momento. Entro certi limiti ovviamente, si puo’ scegliere la posizione, si puo’ decidere di ascoltare della musica, di abbassare le luci, si puo’ decidere di tenere il bebé con sé da subito, e che le cure di routine vengano effettuate in un secondo momento (se tutto va bene ovviamente). Durante tutta la gravidanza mi sono sentita dire che “le ostetriche sono le mie alleate” e che faranno di tutto perché io abbia il parto che desidero. Anche nei giorni successivi, quando vengono a prendere il bambino per sottoporlo ai vari esami, la mamma puo’ decidere di seguirlo.
Un’altro modo che hanno le ostetriche di prendersi cura della neomamma, è quello di filtrare le visite. Quando è nato Leonardo ci sono stati momenti in cui mi sentivo soffocare, talmente la stanza era piena. E come dire a parenti ed amici, magari anche venuti da lontano, “ora basta, lasciateci respirare!”. Per Gloria ho detto a (quasi) tutti di venirmi a trovare una volta a casa e non in ospedale. Peccato che la mia compagna di stanza avesse decine di persone che affluivano in continuazione, impedendo ad entrambe di riposarsi. Ogni tanto arrivava un’ostetrica o un’infermiera che li buttava fuori al suon di “due persone alla volta!”.
Qui sono un po’ più diplomatiche. A volte mettono un cartello sulla porta della camera “Mamma stanca, visite veloci per favore”. Oppure, se sono state informate prima, possono venire in camera e dire gentilmente ai visitatori che la mamma ha bisogno di riposare, e che il bambino starebbe meglio in braccio a lei piuttosto che passato di mano in mano come un pallone da rugby.
E poi c’è il parto in casa, che anche qui sta diventando di moda. Lo avrei scelto sicuramente se avessi avuto qualcuno a cui affidare Leonardo e Gloria durante il travaglio. Non l’ho fatto per paura di spaventarli. Quando è nata Gloria, senza epidurale, ho urlato come una forsennata, e se dovesse capitare di nuovo, credo che avrebbero un ricordo poco piacevole della nascita della sorellina.
Comunque per chi opta per questa soluzione, il trattamento è ancora più presonalizzato. L’ostetrica effettua le visite a domicilio, ascolta le esigenze della mamma e della famiglia. Il parto in casa è possibile a certe condizioni: nessuna complicazione e vicinanza di un ospedale attrezzato in caso di emergenza.
Insomma, durante questa terza gravidanza, oltre ad essere seguita da persone qualificate, come mi è successo anche a Montecarlo e a Torino, mi sono sentita “coccolata“, il che non fa mai male. Tengo a precisare che l’Italia è il mio paese, che amo immensamente e che mi manca da morire. Spero che i miei paragoni non siano interpretati come critiche perché non era quello il mio intento. Semplicemente ho raccontato le esperienze che ho vissuto in diverse circostanze. Non intendo dire che quello che mi è successo in Italia rappresenta l’Italia intera, né che quest’angolo di paradiso nel quale vivo sia “la Francia”.

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