Buon anno con il post di una mamma

Allora. Vi auguro buon anno copiando uno dei post più belli che abbia mai letto sul blog di una mamma. Lo copio perché diffonderlo è DOVEROSO. Perché tutti noi che c’abbiamo l’ansia del figlio perfetto (io in realtà di ste stronzate me ne sono sempre infischiata abbastanza!) dobbiamo ricordarci di cosa è importante veramente e bando alle ciancie, al vestitino stirato, alla cameretta che deve essere a posto e in perfetto style prima ancora che venga al mondo, fanculo allo sterilizzatore e a tutte le minchiate che ci fanno sentire mamme più adeguate perché così vuole il business di cui noi siamo target.

Sono tutte minchiate. Ricordatevelo. Non trasformatevi in madri e padri talebani che pensano solo alla consistenza della cacca di vostro figlio dimenticandovi dell’importanza del loro sorriso o della enorme fortuna che avete a stringere tra le braccia un bambino sano e forte.

Auguri di cuore.

Gli altri genitori erano lì, preoccupati che il loro figlio fosse il più bello, quello che cantava meglio, quello che spiccava nel suo costumino.

Io ho cominciato a piangere non appena mi son seduta in teatro. Le recite di Alexander mi ammazzano. Al nido, la recita di fine anno con la consegna dei “diplomini di accesso alla scuola materna” si è scagliato urlante fuori dalla sala. Lo scorso anno è stato tenuto tutto il tempo dalla sua insegnante di sostegno, mentre fissava il vuoto del pubblico, con lo sguardo assente. E sua mamma che caragnava come una fontana in sala, in uno dei pochissimi momenti in cui, al buio, lascio che la mia durezza ceda il posto all’umanità ed alla commozione.

Ero tesa e umidiccia. Con la mia Eos già bella accesa, che aspettava di immortalare almeno un sorriso, uno sguardo interessato, un bambino felice. Ma avevo paura. Non avevo idea di cosa mi aspettasse, di come Alexander avrebbe reagito all’impatto con il pubblico, dopo esser stato tra l’altro, cosa che non succede mai, a scuola un’ora in più per prepararsi.

Sempre più umidiccia, con numerosi kleenex nella tasca, ho visto sfilare i piccoli, adorabili. Sapevo che dopo di loro arrivava il turno dei mezzani, la fascia in cui rientra il mio cucciolo di uomo, e la tensione mi si abbatteva addosso.  Partono. Le fatine, le stagioni, le stelle comete… mio figlio non c’è. Ma la stagione dell’estate chiama gli angeli del Natale e vedo Alexander con una tunica di seta azzurra, le decorazioni argento ed il viso disteso che, da solo, segue i suoi compagni e si mette in posizione come un attore consumato. Parte la canzoncina e si accendono le luci dei proiettori. Alexander si ripara gli occhi, ma rimane lì, sorridente, guarda tra il pubblico, mi vede appena sotto il palco, sorride, getta uno sguardo dietro le quinte alla sua insegnante di sostegno e continua a partecipare evidentemente soddisfatto alla recita. La canzone finisce. Alexander segue la formazione degli angeli e prende posto sulla panca a lato del palco, rispettando l’ordine stellacometa-angelo-stellacometa. Si siede e mi guarda. Mi guarda e sorride. Sorride e balla con i compagni al ritmo della musica muovendo il bacino e la testa. Io scatto, scatto, scatto e piango. Piango e gli sorrido. E lui ricambia.

La signora di fianco a me, impassibile, mi fa notare che è uno scempio che le maestre lascino uscire i bambini con il vestito che ha la decorazione staccata, sta male nelle foto, beandosi che sua nipote ha il tutù più composto delle altre, le calzine più bianche, i pon pon più splendenti,  che poi riguardandosi tra qualche anno queste cose le noterà, che sono importanti, no? “Signora, per me il più grande traguardo è vedere il suo sorriso, vederlo lì sopra in piena consapevolezza. Di queste stronzate, mi scusi, non me ne frega un cazzo.” e sono andata avanti a piangere.

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Comments (8)

Mammafelice

Dicembre 31st, 2008 at 15:35    


L’ho letto proprio ieri… e non posso che quotarti in tutto e per tutto.
Auguri Panz, Auguri BlackCat, Auguri Alex!

Luca

Dicembre 31st, 2008 at 17:04    


auguriiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

extramamma

Dicembre 31st, 2008 at 18:46    


Già conoscevo BlackCat, mi commuovo ogni volta che la leggo (e l’ammiro). Un abbraccio e tantissimi auguri soprattutto quello di incontrare gente meno stupida, alle recite, ma anche altrove. ciao, extramamma

federica

Gennaio 4th, 2009 at 02:04    


UN post bellissimo, pieno di parole d’amore.

Credo che sia possibile stirare i vestitini e usare lo sterilizzatore(che sono si stronzate, ma stronzate piacevoli) senza lasciar sfuggire di vista le cose importanti. E’ sempre questione di trovare un’equilibrio, tra la cura del proprio filgio e l’ossessione. E magari cercare di non usare la prole come toppa per le proprie insicurezze.
le mamme telebane, alla fine, sono una minoranza
Slim

Francesca

Gennaio 4th, 2009 at 22:25    


Bellissimo post!

Mammamsterdam

Gennaio 5th, 2009 at 13:13    


Eh, si, l’avevo letto. Ma io tanto piango di default, per i figli miei, quelli degli altri, non invitatemi ai saggi che metto in imbarazzo gli accompagnatori.

Poi compatisco la nonna, che evidentemente anche lei era tutta commossa e si aggrappava magari alle stronzate per non mettersi a piangere. che tra wquello che la gente dice e quello che prova, c è di mezzo la fossa delle Marianne, e più dicono stronzate, più mi illudo non le pensino sul serio.

Gallinavecchia

Gennaio 7th, 2009 at 00:09    


Non posso che concordare, su quanto dici tu e sulla bellezza del post che hai pubblicato. Un bacio grande ad Alexander e alla sua splendida mamma :-)

piattinicinesi

Gennaio 19th, 2009 at 15:55    


brava Panz per averlo segnalato e grazie a Black Cat per avere il coraggio e la lucidità di raccontare cosa si prova a non avere figli perfetti, in questo mondo dove tutti si preoccupano di eccellere in ogni campo.
grazie di farci ricordare che ogni figlio è unico, che ognuno ha il “suo” traguardo, che non è solo un buon voto, ma anche e soprattutto riuscire a non emozionarsi a un’interrogazione, superare una paura, conquistare un amico, esprimere un sentimento, superare la nebbia che impedisce di vedere il mondo e sorridere alla propria madre e alla propria insegnante, per ringraziarle, è sapere finalmente di esserci, ed essere felice per questo.
anch’io sono felice per voi

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