Il congedo di paternità: Svezia vrs Italia
L’argomento è tra i più dibattuti in Italia: il coinvolgimento dei padri nella cura dei figli, soprattutto nei momenti immediatamente successivi al parto passa anche attraverso norme che lo tutelino e che promuovano l’alternanza con la mamma. In Italia la legislazione non sempre è chiara e non sempre viene applicata per tantissimi motivi, tra cui alcuni – i più rilevanti e impattanti – culturali.
In questo post: un’interessante intervista sulla realtà svedese e tantissimi link (legislazione e info varie) in blogosfera
Serena che insieme ad un’amica gestisce il blog Genitoricrescono.com ha accettato di rispondere ad alcune domande: vive in Svezia e la situazione lì è decisamente diversa da quella italiana. Si può prendere spunto? Qual’è la sua esperienza? Quanto incide la cultura nordica in un diverso approccio alla paternità e maternità?
Ecco le sue risposte.
Qual’è il ruolo della donna in Svezia?
Lasciami iniziare con il fatto che la donna svedese è molto più emancipata di quella italiana.
La parità tra uomo e donna va al di là del divenire genitori, e si estende in molti ambiti della vita quotidiana, sin
dalla più tenera età. Il fatto stesso che ragazzi e ragazze vadano a vivere da soli intorno ai 20 anni, implica che
anche gli uomini debbano imparare a gestire un menage domestico indipendentemente. E qui nessuno si sognerebbe di
portare i panni a lavare a casa di mamma.
Ovviamente non è la società ideale e c’è sempre spazio per migliorare, però al momento
la Svezia è in cima alla classifica come paese in cui la donna è meno discriminata in
tutto il mondo.
Cosa dice la Legge svedese?
Il congedo parentale consiste in 480 giorni da dividere a scelta tra i due genitori, di cui 60 sono di ciascun genitore
e non possono essere ceduti all’altro. Il congedo non può essere usufruito dai genitori contemporaneamente, quindi il padre, se
se lo prende, sta da solo a casa con il bebè. Per spingere i genitori a dividere il congedo equamente, hanno introdotto recentemente
un bonus economico che viene massimizzato quando i genitori dividono esattamente a metà i giorni a disposizione.
Il datore di lavoro è costretto a concedere il congedo parentale (a madri e padri ugualmente) dalla nascita fino ai 18 mesi del bambino.
Inoltre i genitori hanno diritto a lavorare part-time fino al compimento degli 8 anni del bambino.
Il discorso economico è un pò più difficile da fare, perchè dipende dal reddito della famiglia. Un lavoratore, sia esso autonomo o dipendente,
percepisce l’80% dello stipedio calcolato sull’ultimo anno di lavoro prima del parto, al di sotto di un tetto massimo. Questo è vero per 240 dei 480 giorni
di congedo. I restanti giorni si riceve un compenso economico di base, che corrisponde a circa 20 euro al giorno. Una persona che non ha percepito
stipendio nell’anno precedente al parto ha comunque diritto al minimo di 20 euro al giorno, che quindi corrispondono a circa 600 euro al mese.
Poi c’è l’assegno per il bambino che corrisponde a circa 110 euro mensili fino al compimento di 16 anni (si sedici anni!!!) del bambino.
Come si comportano “naturalmente” i papà svedesi?
Sono sempre più i padri che decidono di stare a casa con i figli, soprattutto nel caso in cui il tipo di lavoro svolto dalla madre sia altrettanto remunerativo. Normalmente la madre sta a casa i primi mesi, quando l’allattamento è importante e il padre prende la seconda parte del congedo, dopo che è avvenuto lo svezzamento. Ma nulla vieta di dividere diversamente, magari facendo 2 giorni uno e 3 l’altro. Le scene di due padri che spingono ciascuno la sua carrozzina mentre passeggiano insieme in città è praticamente la norma.
E nei bagni pubblici, nei ristoranti o centri commerciali, c’è il fasciatoio per cambiare il bambino, sia nel bagno delle donne che in quello degli uomini.
Padri alle prese con carrozzine, pannolini, pappette e simili sono talmente scontati, che nessuno si sconvolge. Questo ovviamente diminuisce molto la pressione sui padri che si sentono a loro agio nel ruolo, e sulle madri che non si sentono in colpa per avere abbandonato il loro pargolo nelle mani inaffidabili di un papà considerato incapace da tutti.
La tua esperienza personale
Per darti un’idea di quello che succede sul posto di lavoro, ti racconto la nostra esperienza diretta. I primi 7 mesi di gravidanza li abbiamo trascorsi in Francia in cui ci trovavamo entrambi per lavorare. Al settimo mese ci siamo trasferiti in Svezia, grazie ad un contratto di lavoro che ci è stato offerto sapendo che io ero incinta e che sarei sparita in maternità dopo appena 2 mesi. Ho almeno due care amiche che sono state assunte da aziende nel corso della gravidanza. Certo non è la norma, ma siamo già in 3, solo nella mia piccola cerchia di conoscenze. Te conosci un caso simile in Italia?
Il coinvolgimento del padre sin dall’inizio, porta a tutta una serie di vantaggi a lungo termine. Non solo favorisce la parità tra i sessi in campo lavorativo, ma i bambini crescono con l’idea che mamma e papà possono fare le stesse cose, e la differenza dei ruoli è molto più sfumata.
Siamo venuti in visita in Italia a Natale, e mio figlio di 3 anni al ritorno mi ha detto che nonno sta seduto al tavolo, e invece nonna no: lei prepara da mangiare! Come sempre l’esempio insegna più delle parole)
Alla festa di compleanno per i 3 anni, abbiamo invitato a casa degli amichetti dell’asilo dei quali non conoscevamo nessuno dei due genitori, tranne qualche rapido scambio di due o tre parole all’entrata dell’asilo. Ebbene, la metà sono venuti accompagnati dai soli papà, mai visti prima, i quali si sono trattenuti per tutta la durata della festicciola. Io ho serie difficoltà ad immaginare la stessa cosa tra i miei amici italiani, eppure ce ne sono anche di mentalità per così dire “aperta” e “moderna”!Non sono tutte rose e fiori, e ci sono certamente discriminazioni anche qui, ma il tutto si vive in modo più rilassato e rilassante.
Sul piano personale, questa esperienza di vita all’estero ci aiuta a metterci in discussione su moltissimi aspetti, e ci aiuta a capire quanto le decisioni che prendiamo sono condizionate dalla nostra cultura di origine. E’ certamente un’esperienza che raccomanderei a tutti.
A chiusura di questa interessantissima intervista, che ci fa davvero pensare su quanto la cultura influenzi la legislazione e attraverso quanta emancipazione debba ancora passare il ruolo femminile in Italia (l’interesse e il successo suscitato dalla tettona del GF9 ne è dimostrazione!) vorrei citare un po’ di articoli interessanti sul congedo di paternità che trovate su Genitoricrescono:
Un articolo che ho scritto io per LiquidaMagazine (con qualche indicazione normativa):
La legge:
Qualche articolo interessante in blogosfera:
- Congedi – da Loredana Lipperini
- Via al part time per mamma e papà (Il sole 24 ore)
- Imagine – Sorelle d’Italia
Fatal error: Call to undefined function wp_related_posts() in /web/htdocs/www.mammablogger.net/home/wp-content/themes/newstheme/single.php on line 15
