Un bravo papà: intervista a Riccardo di Bravibimbi.it
I papà blogger stanno prendendo sempre più consapevolezza del valore aggiunto che portano alla blogosfera ma soprattutto alla famiglia. Tra i tanti che si impegnano ogni giorno per offrire il punto di vista e il contributo dell’altra metà del cielo (questa volta il lato maschile della questione) c’è anche Riccardo che con la moglie gestisce il blog/sito/forum Bravibimbi.it
L’ho intervistato, cercando di capire il suo punto di vista su conciliazione, paternità e importanza della Rete Sociale sui temi della genitorialità. Ho scoperto che il suo/loro sito ha un obiettivo tra i più lodevoli e cioé costituirsi come associazione per raccogliere fondi per i bambini meno fortunati.
Com’è nata l’idea di bravibimbi.it e quali sono gli obiettivi di questo sito?
Quanto spazio mi lasci per rispondere?
Il blog/sito è partito qualche mese prima che mia moglie partorisse la nostra Rebecca (che ora ha un anno).
Volevamo semplicemente tenere un diario di bordo dove raccontarci per rileggerci in futuro.
Poi ci siamo accorti che potevamo anche dare delle informazioni utili ad altre mamme raccogliendo il materiale trovato su riviste, parlando con il ginecologo o la pediatra di turno e facendoci aiutare da alcuni amici che operano nel settore.
Preciso che il sito ha carattere divulgativo e non scientifico e che è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia. Sembra una banalità ma non è così, visto la smania di informazioni che la gente cerca su Internet.
Con il tempo i nostri post hanno cominciato a ricevere delle risposte e delle domande.
Abbiamo visto che c’era molto coinvolgimento e abbiamo quindi cercato di allargare la cosa dando la possibilità ad altre mamme di tenere dei propri “diari”. Ad oggi siamo a quota 85 diari. Ognuno racconta una propria esperienza, quasi sempre unica e diversa dalla altre.
Un ulteriore passo l’abbiamo fatto poi grazie al forum dove vengono discussi gli aspetti legati alla maternità e non solo, liberamente e senza filtri (basta usare la testa).Se tutto va in porto, l’obiettivo di questo sito, che si basa sulla condivisione delle esperienze di mamma e papà, è diventato molto ambizioso: stiamo per costituirci “Associazione” per raccogliere fondi da dare in beneficienza ai bambini meno fortunati dei nostri.
Abbiamo una serie di contatti privilegiati e vorremmo sfruttarli non a scopo di lucro ma per dare una speranza alle famiglie e ai piccolini che hanno degli occhi tristi a cui non si può rimanere indifferenti. E sono tanti.
Qualcosa abbiamo già fatto e crediamo sia la strada giusta.
Ah: no, non diventeremo mai un “Edoardo Costa” della situazione, su questo puoi contarci!
Cosa significa essere un papà blogger e quali sono i contributi al maschile che secondo te possono essere utili ai lettori?
Di papà blogger ce ne sono pochissimi. Sembra che il papà rimanga nascosto, tanto su Internet quanto a casa. Ho alcuni amici padri che in effetti…latitano.
Per loro non sembra essere cambiato nulla.
Scaricano molto sulla moglie e con il figlio stanno, se non escono con gli amici, la sera o il fine settimana se va bene.
Parlo di esperienze personali, non voglio generalizzare.
Il contributo maschile è… una visione diversa di come si vive la gravidanza “dall’esterno” e come si vive quando il figlio è venuto al mondo.
E’ una esperienza meravigliosa ma bisogna essere capaci di guardarsi dentro e dire: “Ok, non è più come prima. Qui si cambia tutto”. E non vuol dire che tutto cambi in peggio. Sicuramente all’inizio i sacrifici sembrano enormi ma poi ogni cosa trova una sua dimensione. Mi piacerebbe che i papà avessero il coraggio di tirare fuori il loro lato “femminile” e condividessero di più, anche online, quello che pensano e provano. Io, onestamente, mi sento una mosca bianca, che predicherà anche bene e razzolerà male ma… almeno ci provo.
Pensi che in Italia la conciliazione tra mamme-papà e lavoro al femminile funzioni bene? qual’è il tuo punto di vista?
No. Le donne sono penalizzate tantissimo. Mia moglie è stata penalizzata tantissimo. Le nostre amiche sono state penalizzate tantissimo. Non c’è flessibilità, non si dà importanza alla famiglia.
Il discorso può cambiare solo quando i “capi” o il “datore di lavoro” hanno dei figli.
In questo caso possono capire le nuove esigenze che si vengono a creare (“pronto? Sì la chiamo dall’asilo, sua figlia ha la febbre può venire subito a prenderla?”), altrimenti sembra che non ci arrivino proprio.
Quante volte mi sono sentito dire: “Ma che faccia che hai, non hai dormito ieri notte? Cos’è, la bimba piangeva?”. Soprattutto il primo anno, che è un vero inferno, andrebbero concessi più permessi ai lavoratori dipendenti. Che poi non è nemmeno questo: quello che vorrei evitare sono i pensieri e gli sguardi di quelli che magari ti vedono uscire prima o puntuale dal lavoro e pensano: “Seee, mo’ guarda questo, solo perché ha una figlia fa quello che vuole”. Forse è un problema culturale.
Se dovessimo poi parlare della donna che, incinta o in procinto di, si mette a cercare lavoro, beh, qui si aprirebbe un buco nero…
Se dovessi dare un consiglio ai neopapà che ti leggono – quello che ti sta più a cuore – quale gli daresti?
Di stare il più possibile con i figli. Perché crescono inesorabilmente. Di farsi scivolare addosso i commenti degli amici: “Oh, ma dai, perché questa sera non vieni a farti una birretta anche tu?”, i problemi di lavoro e di godersi la famiglia. Di continuare a “costruire” qualcosa per poter stare, tutti insieme, sempre meglio.
3 blog di mamme o papà che leggi abitualmente
Sai che non ho molto tempo di leggere altri blog? Panzallaria è sicuramente il più stimolante però!
Periodicamente faccio sempre un giro dei blog per capire cosa si dice in giro, per trovare chi sta vivendo le stesse mie/nostre esperienze. Anche se spesso il tutto rimane virtuale è comunque molto piacevole.
Ciao, Riccardo, alias “Barbapapà”.
Che dire: sono ammirata e in bocca al lupo!!!!
viva i barbapapà!!!!!!!!!!!!!!
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