I centri estivi per bambini - il parere delle blogger
Chi lavora lo sa. Non sempre è facile conciliare figli e lavoro in estate, quando asili e scuole chiudono.
In molte città sono nati molti tipi di centri estivi che cercano di venire incontro alle esigenze di tutti quei genitori che non possono permettersi una baby sitter o i cui nonni non sono disponibili.
Come testimonia questo post (molto ironico) di Lia Celi, ne esistono davvero di tutti i tipi:
Negli ultimi anni la scelta in città si è molto ampliata, e un genitore ha una vasta gamma di alternative, tutte più o meno costose, per togliersi di torno i pargoli alle otto del mattino e vederseli riconsegnare a pomeriggio totalmente lessi e catatonici. Ecco i tipi di centro estivo più gettonati.
IL COMPETITIVO. “E’ caro, eh, ma lui si diverte un sacco, fa tutti gli sport”, cinguetta la mamma riminese, sempre ossessionata dallo spettro di un figlio ridotto a un piccolo Leopardi rachitico e malmostoso. La giornata passa fra tornei di nuoto, tennis e calcio, salvo due o tre volte alla settimana, quando i bambini vanno al mare, a fare gare di castelli di sabbia, di biglie e di rubabandiera: ciù che farti degli amici, conosci un sacco di concorrenti. Costa come una vacanza studio in Inghilterra, con la differenza che quando lo vai a prendere il bambino è così stanco che non riesce nemmeno a parlare in italiano.
IL CREATIVO. Ispirato a teorie pedagogiche progressiste, impegna i bambini nei più vari lavori manuali, dalla pittura su stoffa alla cucina, e se il sistema funziona con i ragazzi dei carceri minorili, funzionerà anche con i piccoli riminesi incensurati. Unico problema per mamme e papà, fingere quotidianamente smodato entusiasmo per i lavoretti che i bambini portano a casa tutti i giorni. Molti genitori, finita la stagione, rivendono i lavoretti dei figli come artigianato etnico, per recuperare almeno una piccola parte dell’ingente retta.
IL PARROCCHIALE. Allestito nei locali della parrocchia, è piuttosto spartano, ma non c’è tanto bisogno di sofisticate attrezzature: terminate la preghiere della mattina e la prima session di canti, è già mezzogiorno e scatta la rissa per conquistare l’unico calciobalilla a disposizione. Nel pomeriggio, dopo la visione di una fiction registrata dalla Rai sui misteri di Fatima o sulle vicende di San Paolo, una botta di vita: si fa tutti insieme i compiti delle vacanze.
LA NEW ENTRY. Nel dépliant distribuito in maggio prometteva piscina, campo da calcio e zona giochi. Disgraziatamente, i lavori sono andati a rilento, e finora le uniche strutture completate sono il citato dépliant e un capannone surriscaldato a ridosso della Statale, ma grazie alla fantasia e all’entusiasmo degli animatori (almeno quelli che sopravvivono ai colpi di calore), i bambini si divertono un sacco, specie quando piove e il terreno intorno diventa un’arena perfetta per il catch nel fango. Alla fine del soggiorno, quando già cadono le foglie, il bambino riceve la maglietta e il berrettino con il logo del centro estivo “estate 2006” (quando era prevista l’inaugurazione).
The Italian Mom sente il problema in maniera pressante e decide di scrivere una “lettera aperta” alla Gelmini con alcuni quesiti non banali:
Lasciami citare i soliti paesi stranieri in cui le vacanze durano molto meno, non solo l’Inghilterra, ma ad esempio la Slovenia dove i mesi di vacanza sono 2. Ecco, 2 mesi sarebbero sufficienti. Non credo che i cervelli dei nostri pargoli sarebbero traumatizzati da soli 60 giorni di vacanza.
So che ci sono interessi turistici che impediscono di accorciare le vacanze. Albergatori e ristoratori che perderebbero fior di soldi se a giugno non avessero clienti assicurati. Ma perché d’estate i genitori che lavorano devono spendere soldi per piazzare i figli, tra centri estivi, che sono spesso dei parcheggi, o nonni recalcitranti che se li devono spupazzare al mare, quando ci sono delle strutture già rodate, le scuole appunto, che sarebbero dei centri estivi stupendi? Non mi azzardo a suggerire di farli andare a scuola in agosto, anche se negli Stati Uniti dopo ferragosto già si iniziano le lezioni, ma perché almeno non tutto il mese di giugno? Cosa ci sarebbe di tanto strano se anche gli studenti italiani andassero a scuola fino al 30 giugno? In 3 mesi un bambino riesce a dimenticare molto di ciò che ha fatto durante l’anno e giustamente le maestre li caricano di compiti per non ritrovarseli a settembre totalmente analfabeti, ma se invece che caricarli di compiti andassero avanti con il programma a scuola e poi facessero luglio e agosto di vacanze, con compiti più leggeri, non sarebbe già più che sufficiente?
Mamm@Roma elabora una vera e propria guida alla scelta:
Che fare? Come orientarsi tra le proposte e scegliere la soluzione più adatta?
Non è facile, ma dopo diverse esperienze (non solo mie) mi sono fatta qualche idea in proposito, che vorrei condividere con voi.
Sono opinioni personali e quindi opinabili, quindi criticate, commentate e suggerite trucchi, consigli e anche indirizzi.
Milano per bambini raccoglie e dedica una sezione a tutte le proposte nella città lombarda e l’offerta può essere integrata dai preziosi link offerti da RadioMamma.
Ogni città ha in generale un sito dedicato all’offerta comunale. Esistono inoltre numerosi campus che associano lo sport all’insegnamento della lingua inglese. A Bologna è sempre il prezioso Bimbibò a fornire tante informazioni. Come per esempio il campo solare Babyworld.



Comments (3)
Anonimo
Ottobre 23rd, 2009 at 16:22
Per chi lavora purtroppo i centri estivi sono una necessità, ma l’estate è lunga da coprire e spesso bisogna ricorrere a più di un centro estivo per tappare tutti i buchi, cosa non facile. Che ne diresti di tornare sull’argomento in primavera con una specie di bacheca dove le mamme possano segnalare tutte le novità in merito, divisa per città o regioni? Credo che sarebbe davvero utile perché spesso non sono ben pubblicizzati (perché gestiti da enti diversi: comune, chiese, associazioni sportive, cooperative, etc.) e capita di venire a sapere di un centro che magari sarebbe stato migliore per le nostre esigenze dopo che abbiamo già iscritto nostro figlio da un’altra parte.
Buon weekend
Gallinavecchia
Gallinavecchia
Ottobre 23rd, 2009 at 16:23
Scusa per l’anonimato del mio commento precedente, non avevo compilato i campi
Jody Gagliardo
Gennaio 11th, 2010 at 14:10
Buongiorno,
in merito all’argomento Vi segnalo il sito della società Best Nest che si occupa di conciliazione famiglia lavoro e nello specifico ha realizzato il progetto “90 giorni”.
In pratica, i bambini stanno a casa da scuola 90 giorni all’anno, considerando le chiusure di Natale, Carnevale, Pasqua ed estiva.
Best Nest realizza in tali periodi dei centri aziendali. Credo che non rientri in nessuna tipologia fra quelle, simpaticamente, proposte dalla sig.ra Lia perchè l’attenzione è sul bambino e non sulle attività. Le esperienze passate hanno dato ottimi risultati ed i prezzi sono concorrenziali.
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