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	<title>Mommyblogging italiano &#187; sottoscrizioni</title>
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	<description>Il meglio dalla BlogoMammaSfera</description>
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		<title>Salviamo Emanuele &#8211; un VERO regalo di Natale</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 17:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuele_Lo_Bue]]></category>
		<category><![CDATA[sottoscrizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi mi ha scritto Eleonora che è la mamma di Emanuele. Ci sono delle storie che vorresti a tutti costi fossero solo la trama di un film di quelli che poi piangi stringendo la coperta e ti senti libera e invece sono storie tragicamente vere, tragicamente umane, scelleratamente reali. Eleonora porta addosso una di queste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.salviamoemanuele.blogspot.com/"><img class="alignleft" src="http://1.bp.blogspot.com/_4CZPyELMJNE/STfw7FpXIrI/AAAAAAAAAlI/YeZELLobRUI/s400/foto22.jpg" alt="" width="280" height="183" /></a>Oggi mi ha scritto Eleonora che è la mamma di Emanuele. Ci sono delle storie che vorresti a tutti costi fossero solo la trama di un film di quelli che poi piangi stringendo la coperta e ti senti libera e invece sono storie tragicamente vere, tragicamente umane, scelleratamente reali.</p>
<p>Eleonora porta addosso una di queste storie. Quella di suo figlio <a href="http://www.salviamoemanuele.blogspot.com/">Emanuele Lo Bue</a>.</p>
<p><span id="more-149"></span></p>
<p>Emanuele nasce il <strong>27 settembre 2000</strong>.</p>
<p>E&#8217; un bambino allegro, solare e pieno di vita, una vita come quella dei nostri figli. Quando comincia a diventare grandicello decide che <strong>vuole fare il carabiniere</strong> dopo aver visto un film. Va a scuola volentieri, a quattro anni comincia a suonare il pianoforte, studia l&#8217;inglese, fa karate, gioca a calcio. E&#8217; appassionato di astronomia e legge i libri di Margherita Hack, che lui chiama &#8220;la signora delle stelle&#8221;.</p>
<p>Nella <strong>primavera del 2007</strong> Emanuele ha 6 anni. Frequenta la prima elementare. A marzo cambia scuola. Nuovi insegnanti, nuovi compagni. Lui si trova subito bene, è felice.<br />
Studia. Corre la Stramilano.</p>
<p>Il <strong>17 maggio </strong>farà il suo secondo <strong>concerto di pianoforte.</strong> Gioca. Legge. A maggio diventerà cintura arancione di karate.</p>
<h3>10 aprile 2007 (raccontato dalla viva voce della mamma)</h3>
<p>Mio figlio ha mal di pancia. Viene il dottore e ci consiglia di andare al pronto soccorso.</p>
<p>Ospedale San Raffaele. Pronto soccorso. Attesa. Visita. Attesa. Esame. Attesa. Altro esame. Passano così otto ore.<br />
Emanuele ha paura, è tutto nuovo per lui, non ha mai visto un dottore finora. Si sforza di restare tranquillo, vuol fare l&#8217;ometto. Solo lo sguardo impaurito tradisce la sua ansia. Lo tranquillizzo. Si fida di me, purtroppo, sono la sua mamma! Vuol fare il bravo: otto ore di visite e controlli senza un capriccio e senza mai dire no.<br />
Finalmente la diagnosi: <strong>appendicite. Bisogna operare. Subito.</strong><br />
Lo accompagniamo in sala operatoria, mio marito e io. Lui ci arriva sulle sue belle gambette sane e forti. Sale da solo sul lettino. E&#8217; impaurito ma non versa una lacrima. 10 aprile 2007: tarda serata</p>
<h3>10 aprile 2007: tarda serata</h3>
<p>Tutto è pronto. Gli do un bacio. L&#8217;ultimo.</p>
<p>Aspettiamo in pediatria. Il lettino è pronto da ore. Nessuno ci dice niente. Preoccupazione. Ansia. Panico!<br />
Ma ecco quattro dottori in camice. Chi sono?</p>
<blockquote><p>Signora, abbiamo avuto un problema: 15 minuti senza ossigeno al cervello!</p></blockquote>
<p>Cosa? Che vuol dire? Aspettate! Se ne vanno.</p>
<p>Noi non capiamo. Cos&#8217;è successo? Un problema! Che problema? Ossigeno? Cervello? CHE VUOL DIRE? Nessuno ci spiega niente. Incubo! <strong>Il pensiero si ghiaccia. Poi esplode</strong></p>
<h3><strong>Terapia intensiva</strong></h3>
<p>Corriamo al reparto Terapia intensiva. Qualcuno ci ha detto che nostro figlio è là. Ci precipitiamo. Porta chiusa. Suoniamo il campanello. Entriamo: Emanuele!</p>
<p>Intubato. Aghi nel collo, nelle braccia, nelle caviglie. Il torace blu per colpa del defibrillatore.</p>
<p>Nudo, coperto solo da un lenzuolo, livido, martoriato come il Cristo del Mantegna.</p>
<p>E tutti quei rumori, di quelle macchine che lo tengono in vita.<br />
Ricordo che pensavo</p>
<blockquote><p>speriamo che non l&#8217;abbiano lasciato solo e che non abbia sofferto.</p></blockquote>
<p>Non mi rendevo conto. Non è possibile! Perché al mio angelo?</p>
<p>Aveva ancora i capelli. Il sabato successivo glieli hanno rasati.</p>
<p>Cos&#8217;è successo? Perché gli sono mancati 15 minuti di ossigeno? Non si sa. Il fatto è che senza ossigeno i neuroni sono morti a grappoli. E da lì è finito e cominciato tutto.</p>
<h3>Quattro giorni dopo</h3>
<p>Nel pieno dell&#8217;incubo!</p>
<p>Devono trapanargli la testa per misurare la pressione endocranica (dentro il cranio) che sale vertiginosamente. Emanuele è in pericolo di vita. Gli asportano d&#8217;urgenza la teca frontale, l&#8217;osso della fronte. Lo rompono in più pezzi altrimenti il cervello non troverebbe spazio per aumentare il proprio volume. Si sta espandendo, si gonfia, si gonfia, come un pallone e adesso che c&#8217;è solo la pelle a coprirlo, sporge all&#8217;infuori.</p>
<p>Terribile? Spaventoso? Atroce? Non c&#8217;è una parola sufficiente.</p>
<p>Rimarrà così per tanti mesi. In costante pericolo di vita. Continuamente lo sottopongono all&#8217;ipotermia, cioè gli abbassano la temperatura del corpo per controllare meglio la situazione. Succede di tutto. Gli fanno anche una trasfusione e gli somministrano farmaci. Molti e molto potenti.</p>
<p>Non scorderò mai più in tutta la vita il suo pianto continuo. Lo sento appena si aprono le porte di Terapia intensiva. E&#8217; l&#8217;unico che piange. <strong>Lui vuole la sua mamma ma io non posso stargli accanto se non negli orari permessi. Perché ci sono le regole.</strong></p>
<h3>28 maggio 2007</h3>
<p>Emanuele viene trasferito alla clinica <strong>La Nostra Famiglia di Bosisio Parini</strong>, Lecco.</p>
<p>Altra sofferenza! Per stargli accanto devo affidare ai miei genitori mia figlia di 13 anni, mentre mio marito vive con me in clinica e passa le notti in un appartamento in affitto.<strong> Le spese, e sono molte, a carico nostro</strong>.</p>
<p>Emanuele ha la fronte gonfissima perché il cervello è fuoriuscito ormai dalla cavità cranica e non è ancora tornato alle sue dimensioni normali.</p>
<h3>Bosisio Parini: clinica di riabilitazione</h3>
<p>E&#8217; un mondo a parte. La valle della sofferenza dei bambini. Emanuele piange, piange. Viene alimentato artificialmente con un sondino naso-gastrico, la testa fasciata. Una sofferenza indicibile! Passano i giorni, i mesi.</p>
<p>Gli tolgono le bende. E&#8217; senza capelli, rasato a zero. Una cicatrice immensa, larga un dito. Sembra un&#8217;aureola. La pelle tenuta insieme da una cucitura e da graffette di metallo come quelle per i documenti. La ferita è fresca. Ci fanno raccomandazioni, non bisogna toccarla: rischio infezioni. Le medicazioni sono dolorose.<br />
Inizia la fisioterapia, per evitare l&#8217;atrofia di muscoli e nervi, e la logopedia, per cercare di recuperare e mantenere la capacità di deglutizione, che per il momento non sembra compromessa del tutto.<br />
Emanuele non fa altro che piangere. <strong>Non parla, non ride più, non suona più il piano, non gioca, non studia. Non può più fare niente di tutto ciò che faceva prima di quel 10 aprile maledetto</strong>. Gli hanno spezzato le ali della vita!</p>
<p><strong>Non ha più alcun diritto, tranne quello di soffrire e di piangere.</strong></p>
<p>Ogni movimento è sofferenza. Emanuele piange continuamente, forse anche solo per comunicare. Chissà.</p>
<h3>Settembre 2007: inizio del mese</h3>
<p>Emanuele viene portato di nuovo al San Raffaele. Arriviamo il lunedì alle 15 e facciamo non poca fatica ad organizzarci perché spostare il bambino e coordinare per giorni i vari controlli, i pasti e tutto il resto non è facile.</p>
<h3>Mercoledì</h3>
<p>Operazione per rimettere al suo posto l&#8217;osso autologo, vale a dire l&#8217;osso frontale di Emanuele. L&#8217;intervento dura tutta la mattina.<br />
Giovedì Giornata tranquilla.</p>
<h3>Venerdì</h3>
<p>Gli mettono la PEG per l&#8217;alimentazione artificiale: un tubicino che attraverso l&#8217;addome porta il cibo alla stomaco. Due giorni di vomito a causa dell&#8217;anestesia e tantissimi altri problemi. Le informazioni sono latenti.</p>
<h3>Lunedì</h3>
<p>Torniamo a Bosisio. Io e mia mamma con Emanuele, mio marito a casa con nostra figlia.</p>
<p>Fra fisioterapia, logopedia, alimentazione e tutto il resto si sta in ballo da mattina a sera e anche la notte e bisogna essere in due per darsi il cambio. Perché Emanuele ha bisogno di tutto: quindi non ci possiamo permettere neanche un minuto di disattenzione.</p>
<h3>4 ottobre 2007</h3>
<p><strong>Inizio uno sciopero della fame</strong> per ottenere attenzione e riuscire così a scoprire se c&#8217;è un qualche posto al mondo dove possano curare Emanuele e farlo migliorare il più possibile.</p>
<p>Tante promesse e tanto fumo. La realtà è che siamo soli e abbandonati a noi stessi. Tutti si aspettano da noi rassegnazione e pensano senza dircelo &#8220;portatevi a casa vostro figlio e arrangiatevi, che tanto così rimarrà per sempre&#8221;.</p>
<p>Quando chiediamo informazioni e aiuto tutte le porte ci vengono sbattute in faccia.</p>
<p>Nel frattempo ci alterniamo al capezzale di Emanuele perché anche nostra figlia ha bisogno della sua mamma.<br />
Riesco ad ottenere qualche passaggio TV e qualche articolo. Le cose si muovono. Con l&#8217;aiuto di tante persone contattiamo centri europei e americani e raggiungiamo anche un dottore inglese che con un certo farmaco risveglia i pazienti dal coma neurovegetativo. Sotto stretto controllo medico lo proviamo su Emanuele, ma purtroppo non fa effetto.</p>
<h3>12 dicembre 2007</h3>
<p>Vogliono dimettere Emanuele ma gestirlo a casa sarebbe impossibile, gli spazi non sono ancora adeguati, dobbiamo fare tanti lavori, dobbiamo attrezzarci, c&#8217;è bisogno di tante cose. Secondo sciopero della fame: Emanuele rimane a Bosisio.</p>
<p>Passano i mesi. Contattiamo altri centri, riceviamo risposte e informazioni. Finalmente entro in contatto con una mamma italiana che sta curando suo figlio in Florida, negli USA.</p>
<p>Grazie all&#8217;aiuto di tanti amici, gente comune che vuole aiutare Emanuele, raccogliamo i fondi necessari per la terapia.</p>
<h3>22 Aprile 2008</h3>
<p>Partiamo per gli States!</p>
<p>Un volo umanitario, organizzato dall&#8217;Aeronautica Militare, ci porta a Fort Lauderdale dove, così come molti altri bambini italiani, Emanuele viene curato: ossigenoterapia (per fornire il &#8220;carburante&#8221; ai neuroni), fisioterapia intensiva (per stimolare una possibile ripresa), logopedia (per abituarlo di nuovo a mangiare da solo), terapia cranio-sacrale (utile per mantenere la funzionalità del corpo e degli organi interni).</p>
<h3>15 Ottobre 2008</h3>
<p>Rientriamo, per mancanza di fondi, con un nuovo volo umanitario.</p>
<h3>Oggi</h3>
<p>Emanuele è a casa. Ha bisogno di ore e ore di assistenza e cura giornaliera, ma le istituzioni, pur facendo del loro meglio, garantiscono solo una piccola parte del necessario. Purtroppo i malati allettati sono numerosi e molti sono bambini.</p>
<p>Noi facciamo di tutto per aiutare nostro figlio, e tante persone comuni, amici ma anche sconosciuti, ci aiutano come possono. Il buon cuore però non basta, <strong>ci vogliono fondi</strong>. Le esigenze sono moltissime, tutte cose assolutamente indispensabili.</p>
<p><strong>Purtroppo questa è la vita reale.</strong></p>
<p><em><br />
Emanuele da grande voleva fare il carabiniere e servire la Patria &#8230; </em></p>
<p><strong></strong></p>
<p>Se volete aiutare Emanuele e Eleonora e tutta la sua famiglia, andate sul blog <a href="http://www.salviamoemanuele.blogspot.com/">Salviamo Emanuele</a>: ci sono delle coordinate bancarie che potremmo usare. Si avvicina Natale e un mucchio di vuoti spot ci raccontano che siamo tutti più buoni.</p>
<p>Io non lo so se è davvero così: so che Elenora ha bisogno, la realtà è una schifezza ma noi possiamo cercare di agire al meglio su di essa.</p>
<p>Mia figlia è ancora piccola ma ha gli occhi pieni di sogni e come madre dormo serena quando sento il suo respiro tranquillo nel lettino. Non posso nemmeno immaginare come starei in una situazione del genere.</p>
<p>Posso solo esercitare la mia pietas nei confronti di questa famiglia, rivolgere preghiere al dio dei laici per questo bambino, diffondere il più possibile questa storia e <strong>mettere mano al mio portafogli</strong>.</p>
<p>Vi chiedo la cortesia di andare sul blog, pensarci e se non potete contribuire economicamente, almeno contribuire <strong>pubblicando sul vostro blog questa storia</strong>!</p>
<p>AIUTIAMO EMANUELE</p>
<p><strong>C/C 500</strong></p>
<p>intestazione: <strong>Salviamo Emanuele</strong></p>
<p>coordinate bancarie: <strong>IBAN IT22 D 05584 32970</strong></p>
<p><strong>Banca Popolare di Milano, filiale di Cologno Monzese (MI)</strong></p>
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